NIETZSCHE
NIETZSCHE
LE FASI DEL FILOSOFARE NIETZSCHIANO
L'opera del filosofo solitamente è divisa in fasi, che costituiscono semplicemente delle tappe di un pensiero che si evolve continuamente. Solitamente gli studiosi distinguono quattro
diverse fasi:
- scritti giovanili del periodo in cui è influenzato dal musicista Wagner e da
- Schopenhauer. Questi scritti comprendono La nascita della tragedia, le Considerazioni inattuali, la filosofia nell'epoca tragica dei Greci, su verità e menzogna in senso extramorale.
- scritti intermedi del periodo "illuministico" o "genealogico" come Umano, troppo
- umano e Aurora.
- scritti di Zarathustra che comprendono appunto Cosi parlo Zarathustra.
- scritti degli ultimi anni di cui fanno parte ad esempio Al di là del bene e del male, il caso Wagner, Crepuscolo degli Idoli, Ecce homo e l'Anticristo.
IL PERIODO GIOVANILE: TRAGEDIA E FILOSOFIA
LA NASCITA E LA DECADENZA DELLA TRAGEDIA
L'opera di Nietzsche intitolata "La nascita della tragedia dallo spirito della musica.
Ovvero grecità e pessimismo" contiene più discipline, come la filosofia, la filologia e l'estetica. Il tema centrale dell'opera è la distinzione tra apollineo e dionisiaco. Questa coppia è costituita da due opposti, che secondo Nietzsche rappresentano i due impulsi
principali dello spirito e dell'arte greca.
- L'apollineo rappresenta un atteggiamento di fuga davanti al divenire e trova la sua espressione nell'armonia delle forme della scultura e della poesia epica. É insomma
l'elemento razionale. - Il dionisiaco rappresenta la vitalità e l'istinto e si esprime nell'esaltazione della musica. É quindi l'elemento irrazionale.
Il filosofo insistette sul carattere originariamente dionisiaco della sensibilità greca e sull'apollineo come tentativo di sublimare il caos nella forma. E individua tre diversi momenti in cui questi due impulsi si ritrovarono in opposizione o in armonia tra loro.
- Egli racconta che in un primo momento, nella Grecia presocratica i due impulsi convivevano separatamente;
- mentre successivamente nel periodo di Sofocle ed Eschilo, i due impulsi impararono a convivere in armonia tra loro, creando dei capolavori sublimi; infatti, la tragedia riunisce sia l'apollineo (prendendo in considerazione la rappresentazione del mondo), sia il dionisiaco (furore orgiastico). Nietzsche racconta anche l'origine della tragedia, raccontando che quest'ultima sarebbe nata dal coro tragico (coro dei seguaci di Dioniso) e dandole anche una nuova interpretazione collegata ai due impulsi, l'apollineo e il dionisiaco.
- Nel periodo successivo quest'armonia tra i due impulsi venne meno, in quanto incominciò a prevalere l'apollineo. Questo fenomeno e processo di decadenza trova espressione nella tragedia di Euripide, in cui si verifica "la morte" dell'istinto.
LO SPIRITO TRAGICO E L'ACCETTAZIONE DELLA VITA
La sua celebrazione dello spirito tragico e dionisiaco coincide con una forma di celebrazione della vita, che non è né ottimista né pessimista ed è proprio da questo che derivano le differenze tra Nietzsche e Schopenauer.
Nietzsche non riprende tutta la filosofia di Schopenhauer, così come non la critica interamente: egli infatti, riprende la tesi del carattere doloroso e raccapricciante dell'essere e rifiuta l'ascesi, in quanto alla noluntas contrappone un atteggiamento di entusiastica accettazione dell'essere nella globalità dei suoi aspetti.
La vita è solo dolore, tristezza, crudelta, infelicità, lotta; non presenta né un ordine né uno scopo. Secondo il filosofo pertanto, davanti ad essa rimangono possibili solo due atteggiamenti:
- un atteggiamento che deriva dalla morale cristiana e dalla spiritualità comune.
- un atteggiamento che consiste nell'esaltazione della vita.
Quindi, il mondo è una sorta di gioco estetico e tragico, che solo l'arte riesce a comprendere veramente. Da ciò deriva la natura metafisica dell'arte e la sua funzione di organo della filosofia. Questo dà alla "nascita della tragedia" un carattere romantico, in cui il fenomeno dell'arte viene messo in primo piano, e con esso e a partire da esso viene spiegato il mondo.
Questa esaltazione della tragedia sfocia nell'ideale di una rinascita della cultura tragica, incentrata sull'arte, in particolare sulla musica.
STORIA E VITA
Intorno al 1876, Nietzsche compose le quattro Considerazioni inattuali, che compie una critica della cultura contemporanea.
- Nella prima considerazione inattuale, intitolata "David Strauss, l'uomo di fede e lo scrittore", il filosofo attacca l'opera di Strass, paragonandola al peggior Vangelo da birreria e criticando l'ottimismo da filisteo del suo autore.
- Nella seconda considerazione inattuale intitolata "Sull'utilità e il danno della storia per la vita", il filosofo critica apertamente lo storicismo e lo storiografismo.
Parlando più precisamente, egli non critica la storia ma l'assolutizzazione della storia che è compiuta nel XIX secolo da idealisti e soprattutto dai positivisti. Il filosofo ha una concezione pessimistica della storia considerandola come un processo di decadenza che conduce al nichilismo (al crollo di tutti valori e alla negazione della vita), mentre i positivisti assolutizzano la storia come una totalità processuale necessaria e vedono lo sviluppo storico come un progresso inarrestabile. Poi, per il filosofo la storia può essere o utile o dannosa; è utile quando è al "servizio della vita", cioè quando la conoscenza delle epoche passate viene usata per guidare la nostra azione presente e il nostro tentativo di costruire il futuro. É invece dannosa, se a causa di una sua assolutizzazione, si vive con lo sguardo rivolto al passato e, in questo modo, non si vive il presente e non si costruisce il futuro.
Inoltre egli individua tre tipi di storiografia, ciascuno dei quali possiede sia un lato positivo che un lato negativo. In tal senso distinguiamo: - la storia monumentale, che è propria di coloro che si ispirano al passato, ovvero prendono come modelli i personaggi delle epoche passate, partendo dal presupposto che se la "grandezza fu possibile una volta, può essere possibile anche un'altra volta". In sostanza se i personaggi del passato hanno compiuto qualche cosa di grande, questa grandezza può essere imitata e raggiunta anche da personaggi moderni. L'aspetto negativo è che questo tipo di storia tende a rimuovere tutti gli avvenimenti negativi, esaltando solo quelli grandi.
- la storia antiquaria è propria di quelli che venerano il passato e giustificano il presente sempre in funzione del passato. L'aspetto negativo è che questo tipo di storia rimanendo ancorata al passato ostacola ogni azione che porti delle innovazioni; in un certo senso paralizza l'agire.
- la storia critica è propria di quelli che non accettano il passato,considerandolo
- semplicemente un peso che ostacola la loro vita. Essi criticano il passato, esaminano i suoi aspetti negativi e cercano di rimuoverli per ricostruirsi una vita nuova. Chi sottopone a giudizio il passato è la vita stessa, anche se è sempre ingiusta perché non si lascia guidare dalla conoscenza, ma dalle passioni. Il lato negativo di questo tipo di storia è che pecca di presunzione, cercando di cancellare il passato e ogni collegamento con le generazioni passate.
- Nella terza e nella quarta considerazione inattuale Nietzsche offre un omaggio ai filosofi che hanno accompagnato la sua giovinezza. Ad esempio, in "Schopenhauer come educatore" egli elogia l'anticonformismo intellettuale e l'amore per la verità del filosofo. In Richard Wagner a Bayreuth, il filosofo elogia il musicista come il redentore della cultura. Infatti in questi ultimi scritti, viene elogiato il Genio, che costituisce un tipo di umanità assai superiore.
- La scienza per Nietzsche costituisce un metodo di pensiero, che è in grado di distogliere gli uomini da determinati errori. Questo metodo critico secondo il filosofo è sia storico che genealogico. È critico perché compie un'indagine, un esame; storico o genealogico in quanto non crede nell'esistenza di realtà immutabili e statiche, ma crede che ogni realtà sia l'esito di un processo che bisogna ricostruire. Questa filosofia illuminista di Nietzsche si basa su due concetti principali: lo spirito libero e la filosofia del mattino.
- Lo spirito libero rappresenta il viandante, il vagabondo, cioè colui che servendosi della scienza riesce a distaccarsi dai pregiudizi e dalle concezioni del passato, evitando di commettere errori (legati soprattutto alla metafisica).
- La filosofia del mattino è appunto, è una filosofia basata sulla condizione transitoria della vita e sul libero esperimento, che ha origine dal distacco del viandante dal passato.
IL PERIODO ILLUMINISTICO
IL METODO GENEALOGICO E LA FILOSOFIA DEL MATTINO
L'opera di Nietzsche intitolata "Umano, troppo umano" segna l'inizio del cosiddetto periodo illuministico del filosofo.
In tale periodo egli critica i maestri di un tempo, mettendo in discussione le teorie metafisiche propagandate da Schopenhauer e le tendenze artistiche di Wagner, che verrà definito dallo stesso filosofo come una malattia che contagia tutto ciò che tocca. Ora, secondo il filosofo a prendere la guida e a costituire delle vie d'accesso all'essere non sono più la metafisica e l'arte, ma bensì la scienza, il metodo critico, che mettono a giudizio
appunto la metafisica e l'arte.
• L'arte ora viene considerata in maniera negativa, come un residuo e pertanto il genio non è più l'artista, ma il filosofo "illuminato", che segue i canoni proposti dalla scienza. Quindi Nietzsche diventa illuminista e dedica la prima parte della sua opera
a Voltaire
Nietzsche non è illuminista perché nutre una grande fiducia nella ragione come appunto gli illuministi, ma semplicemente perché mette in discussione la cultura attraverso la scienza.
LA MORTE DI DIO E LA FINE DELLE ILLUSIONI METAFISICHE
Realtà e menzogna:
Nietzsche attribuisce a Dio due principali definizioni:
- Dio è un simbolo che pone il senso stesso dell'essere aldilà dell'essere, cioè in un mondo contrapposto a questo mondo. Tale punto è collegato al fatto che secondo Nietzsche Dio e l'oltremondo abbiano costituito dal punto di vista storico una via di fuga dalla vita e una sorta di ribellione contro il mondo stesso.
- Dio è l'espressione delle certezze ultime del mondo, e quindi di tutte le concezioni metafisiche e religiose che sono state create nel corso del tempo allo scopo di dare un senso e un ordine alla vita. Questo secondo punto è collegato alla concezione metafisica del filosofo. Infatti, secondo Nietzsche non esiste un cosmo ordinato e benefico, in quanto questa è una visione che la nostra mente produce, allo scopo di alleviare l'infelicità e la durezza della vita. Per poter sopravvivere in un mondo disordinato, infelice e crudele, gli uomini hanno dovuto imbrogliarsi da soli, cercando di convincersi e di vedere il mondo come un qualcosa di logico. Da questa continua volontà di coprire la vera natura del mondo, secondo
- Nietzsche derivano le religioni. E Dio quindi non solo rappresenta la più antica delle bugie, ma anche l'essenza di tutte quelle convinzioni che gli uomini hanno creato per potere sopravvivere e sentire meno il peso dell'esistenza.
L'ateismo per Nietzsche quindi è la realtà stessa; l'essenza malvagia del mondo, che mette in discussione l'idea di Dio.
Il grande annuncio:
La gaia scienza è una dei suoi lavori più importanti, in cui egli affronta con grande profondità il messaggio della morte di Dio, attraverso il racconto dell'uomo folle. Egli racconta che un uomo "folle"dopo aver acceso una lanterna durante il mattino, andò al mercato gridando che egli stava cercando Dio; al mercato però trovo numerose persone che non credevano nell'esistenza di Dio, che gli risero in faccia e si presero gioco di lui, dando risposte sciocche. A questo punto egli, indignato, disse loro che erano stati loro o meglio gli uomini ad uccidere Dio, e che quindi lui e tutti loro erano degli assassini. E uccidendo Dio, hanno provocato la loro stessa infelicità. Perché citando alcuni esempi, egli afferma che da quando Dio è morto si è fatto più freddo, la stessa luce del mattino si è affievolita e gli uomini sono condannati ad un continuo peregrinare, che non ha alcun senso. E dice che gli uomini hanno commesso l'errore più grande che qualcuno potesse compiere e che questo si rifletterà anche sulle generazioni successive. Dopo aver detto ciò l'uomo tacque, davanti agli sguardi stupiti e muti degli altri uomini, e gettò la lanterna a 7 terra, rompendola. Come ultima cosa disse che non era ancora giunto il suo tempo e che probabilmente era arrivato troppo presto, in quanto gli uomini non possono ancora capire il loro errore, e che ci vuole tempo prima che lo capiscano. Inoltre spesso viene raccontato che il folle uomo dopo essere andato al mercato, abbia visitato numerose chiese, finendo con l'essere cacciato anche da qua. A questo comportamento egli rispose che le chiese avevano perso il loro ruolo
diventando semplicemente "le fosse e i sepolcri di Dio". 1
Ovviamente, questa storia di Nietzsche contiene numerosi simboli e soprattutto importanti messaggi.
• L'uomo folle: rappresenta il filosofo profeta, mentre gli uomini che ridono alle sue parole e si prendono gioco di lui rappresentano l'ateismo superficiale dei filosofi ottocenteschi, che sembrano impassibili davanti al messaggio e agli effetti della morte di Dio.
- Le difficoltà che gli uomini incontrano dopo la morte di Dio rappresentano il senso di smarrimento provocato dalla mancanza o dalla perdita di un punto di riferimento e di certezze.
- Il fatto che l'uomo folle dica di essere giunto troppo presto rappresenta il fatto che gli uomini non sono ancora completamente consapevoli della morte di Dio, ma sicuramente lo diventeranno con il passare del tempo.
- Le chiese che secondo l'uomo folle restano semplicemente le fosse o i sepolcri di
Dio rappresentano la crisi della religione.
IL PERIODO DI ZARATHUSTRA
LA FILOSOFIA DEL MERIGGIO
"Cosi parlò Zarathustra". Un libro per tutti e per nessuno è l'opera che segna l'inizio della terza fase della filosofia nietzscheana, che inizia dal punto in cui era finita la filosofia del mattino. In seguito alla morte dell'uomo, si creano due possibilità, ovvero il superuomo e l'ultimo uomo. Che sono due tipi di uomini completamente opposti, infatti l'ultimo uomo è proprio l'opposto del superuomo. Zarathustra è il personaggio semi-leggendario, vissuto in
Persia intorno al VII secolo a.C., al quale tradizionalmente si fa risalire la fondazione dell'antica religione che da lui prende il nome, secondo il quale il mondo era il risultato della lotta perenne di due principi cosmici opposti: il Bene e il Male. Nietzsche elegge l'antico profeta persiano a protagonista della sua opera più celebre, Così parlò Zarathustra, in cui narra di come egli lasci la montagna (dove si era ritirato in solitudine per diversi anni) e
"scende" tra gli uomini per annunciare la morte di Dio e l'avvento del superuomo.
I temi fondamentali dell'opera sono il superuomo, la volontà di potenza, più sviluppato negli ultimi scritti, e l'eterno ritorno.
IL SUPERUOMO
Il superuomo è il tema più conosciuto del pensiero di Nietzsche e rappresenta un concetto filosofico che viene utilizzato dal filosofo allo scopo di "creare" un tipo di uomo che possieda le caratteristiche espresse dal suo pensiero. Come abbiamo detto, secondo il filosofo il superuomo è colui che affronta la realtà e prende coscienza della morte di Dio e quindi della caduta di tutte le certezze e anche della durezza e tragicità dell'esistenza.
É colui che va oltre la morale e gli insegnamenti del cristianesimo; è colui che procede oltre il nichilismo e si propone come volontà di potenza.
E' un uomo che sicuramente troverà spazio in un futuro, non tanto lontano, in quanto secondo il filosofo il superuomo non è riconducibile ad alcun modello del passato. Per questo per individuare la differenza tra superuomo e uomo si può parlare di oltreuomo, che è un tipo di uomo superiore, un uomo che va oltre l'uomo comune, insomma un uomo diverso da quello che noi conosciamo.
Nel primo discorso il filosofo descrive la genesi e il senso del superuomo. Lo spirito passa attraverso tre metamorfosi:
- cammello: l'uomo porta i pesi della tradizione e si piega di fronte a Dio e alla morale
- cristiana, all'insegna del "tu devi";
- leone: l'uomo si libera dai pesi metafisici ed etici, all'insegna dell'io voglio;
- fanciullo: rappresenta l'oltreuomo, ovvero un essere che affronta la realtà e ha voglia di viverla, incondizionatamente e senza obblighi.
Il suo superuomo possiede dei connotati antidemocratici e reazionari. Il desiderio di liberarsi dalle autorità sia umane che divine, non è sentito dall'intera umanità, ma solo da una parte di essa. Di questa, fanno parte tutti quegli individui che Nietzsche definisce appunto superiori. Però questa teoria del superuomo non costituisce alcun progetto o spinta politica, perché il filosofo era incline a qualsiasi autorità politica del suo tempo. (socialismo, nazionalismo militarista, democrazia parlamentare, ...). Il suo è un messaggio di tipo filosofico più che politico.
L'ETERNO RITORNO
Tra le cose che il superuomo deve saper sopportare c'è quello che per il filosofo rappresenta il peso più grande, ovvero, l'eterno ritorno dell'uguale. La storia deve essere interpretata come un grande circolo in cui le vicende del mondo si ripetono continuamente e poi ritornano. E' il peso più grande e insopportabile perché è come se ci dicessero che siamo condannati a rivivere continuamente la nostra vita sempre uguale a se stessa. Il filosofo non crede nella visione rettilinea del tempo ma si ricollega alla concezione ciclica propria della cultura greca e indiana Greci. La concezione del filosofo è incentrata sull'esaltazione della realtà terrena dell'uomo: ciò significa che quindi l'uomo raggiunge la felicità solo se riesce a godersi e a vivere la vita nella sua pienezza e in ogni suo attimo. Ciò che differenzia queste due concezioni del tempo è appunto la diversa prospettiva della felicita.
Nella concezione lineare del tempo, il compimento del senso della vita è rimandato al futuro, all'aldilà; mentre nella concezione ciclica ogni attimo contiene in sé il proprio valore e il proprio fine. Dunque per lui il senso della storia coincide con l'uomo, attimo dopo attimo.
Alla vita è restituita la sua dignità e perfezione, interpretandola nel suo godersela, momento dopo momento. Il secondo significato che può venire dall'eterno ritorno è una polemica contro lo storicismo, l'idealismo e il positivismo, che ritenevano che il cammino della civiltà fosse un fatto inarrestabile. Al contrario egli nega che con il tempo gli uomini migliorino, affermando completamente il contrario e cioè che gli uomini continuano a commettere sempre gli stessi errori, dimostrando di non capire i loro sbagli. Però, il superuomo non può che apprezzare l'eternità, l'eterno ritorno, perché è un rinnovarsi continuo della sua volontà di potenza e del suo dominio sul mondo: un dominio che dovrà ritornare all'infinito, per l'eternità: ed è questo l'"amor fati" che proclama Zarathustra, l'amore per l'eterno ritorno delle cose; egli continua a ripetere "ti amo eternità! una volta abbandonata definitivamente la città e il mercato, Zarathustra dialoga a riguardo della dottrina dell' eterno ritorno con i suoi stessi animali, che, a differenza del volgo, lo ascoltano entusiasti, quasi come a dire che essi sono superiori perché in fondo l'uomo è il più crudele degli animali.
La teoria dell'eterno ritorno è:
- forse una certezza cosmologica (siccome la quantità di energia dell'universo è finita e il tempo in cui essa si esprime è infinito, le manifestazioni di essa dovranno x forza ripetersi;
- forse un'ipotesi sull'essere che funge da schema etico, che prescrive di amare la vita e di agire come se tutto dovesse ritornare;
- forse l'enunciazione metaforica di un modo di essere dell'essere che l'uomo può incarnare solo nella misura in cui è felice. Decidere l'eterno ritorno significa forse prendere atto di una struttura cosmica già data oppure istituirlo tramite una scelta.
Nel racconto del pastore e il serpente il filosofo ci fa capire come l'uomo (il pastore) possa trasformarsi in creatura superiore e ridente (il superuomo) solo a patto di vincere la ripugnanza soffocante del pensiero dell'eterno ritorno (il serpente) tramite una decisione coraggiosa nei suoi confronti (il morso alla testa del serpente).
L'ULTIMO NIETZSCHE
Nelle opere risalenti all'ultimo periodo, il filosofo rivolge un'aspra polemica verso il proprio tempo, proponendosi di demolire tutte e le credenze dominanti, in modo tale da favorire la diffusione di un nuovo pensiero, che sarà quello del superuomo.
IL CREPUSCOLO DEGLI IDOLI ETICO-RELIGIOSI E LA TRASVALUTAZIONE DEI
VALORI
Trattando il tema dell'accettazione della vita, conduce inevitabilmente una critica alla morale a al cristianesimo, poiché le considera due forme di conoscenza che hanno posto l'uomo in contrasto con la vita stessa; nel senso che non incitano l'uomo a vivere la propria vita, ma sembra quasi che lo incitano a rinunciarci.
La morale da sempre, costituisce un fatto che si impone all'uomo, per questo, come il filosofo afferma nella Genealogia della morale, è necessario confutare la morale stessa. A questo scopo Nietzsche compie un'analisi genealogica della morale, in modo tale da risalire alla sua origine. In questo progetto il filosofo si lascia guidare da un'importante convinzione, secondo cui dove gli uomini comuni vedono cose ideali, lui vede cose fin troppo umane.
Infatti, egli sostiene che la morale sia semplicemente il risultato di determinati comportamenti umani, che egli ha il compito di rivelare. Innanzitutto, la voce della coscienza non è la voce di Dio, ma è semplicemente la voce delle autorità sociali da cui siamo stati educati e che continua a vivere in noi.
Inizialmente però, e soprattutto all'interno del mondo classico, la morale essendo l'espressione dell'aristocrazia cavalleresca propagandava valori vitali (forza, coraggio, gioia ecc); successivamente con il cristianesimo la morale sembra propagandare più che altro dei valori anti-vitali (disinteresse verso ciò che circonda l'uomo, sacrificio di sé ecc).
Nietzsche si interroga sul perché tra queste due morali (morale dei signori e morale degli schiavi) alla fine sia prevalsa una morale che si fa portatrice di valori anti-vitali. Egli dà anche una risposta a questo dicendo che inizialmente la morale dei signori comprende non solo l'etica dei cavalieri (perseguono le virtù del corpo) ma anche quella dei sacerdoti (che perseguiscono le virtù dello spirito). I sacerdoti però, provano invidia e il desiderio di rivalsa verso i guerrieri, e cercano di affermare se stessi creando una tavola di valori, opposta a quella dei guerrieri. In tal senso al corpo sostituiscono lo spirito, all'orgoglio l'umiltà ecc...
Secondo Nietzsche sono stati gli ebrei ad aver rovesciato tali valori. Il cristianesimo è dunque una religione frutto del risentimento dell'uomo debole, ed ha causato un uomo malato e represso, in preda a continui sensi di colpa e che nasconde in sé un'aggressività rabbiosa contro la vita ed uno spirito di vendetta contro gli altri. Per questo motivo, il filosofo propone un'inversione di valori, la cosiddetta trasvalutazione dei valori, che non deve essere considerata un semplice rifiuto dei valori antivitali, ma come un nuovo modo di rapportarsi ai valori, che diventano delle libere proiezioni dell'individuo. Inoltre, Nietzsche considera il filosofo come un dominatore e legislatore che stabilisca la meta dell'uomo;
insomma una sorta di guida.
LA VOLONTÀ DI POTENZA
Potenza e vita
Il filosofo definisce la volontà di potenza come "l'intima essenza dell'essere", quindi come il carattere essenziale proprio di tutto ciò che esiste. La volontà di potenza coincide con la vita stessa, che viene concepita come una forza che spinge l'uomo ad affermarsi e a ricercare il piacere e la felicità. Infatti, non c'è volontà di vita, ma volontà di potenza.
Quest'ultima è vita, legge naturale, morale, politica e scienza; si espande insomma ad ogni campo. Questa volontà di potenza e il suo espandersi, si esprime al meglio tramite la figura del superuomo, in quanto la sua essenza cerca continuamente di oltrepassare se stessa.
Quindi, la vita è autocreazione, cioè libera produzione di sé medesima al di la di ogni piano stabilito in partenza.
Potenza e creatività
Nietzsche fa alcune considerazioni, relazionando la volontà di potenza all'arte e rivalutando quest'ultima dal momento che durante il periodo illuminista aveva criticato i suoi limiti:
- Dal momento che la vera essenza della vita e il suo stesso potenziamento, e dal momento che tale potenziamento corrisponde alla creazione che la vita fa di se stessa, allora l'arte non costituisce solamente una forma della vita, ma rappresenta la forma suprema della vita. Infatti, Nietzsche descrive il mondo come un'opera d'arte che crea se stessa.
- Dal momento che la massima espressione della volontà di potenza è il superuomo, allora l'artista rappresenta la prima figura visibile dell'oltreuomo.
- L'essenza creativa della volontà di potenza si esprime attraverso la produzione di valori, che non rappresentano le proprietà delle cose, ma direttamente proiezioni della vita e condizioni dell'esercizio di essa.
- La volontà di potenza risulta collegata all'accettazione dell'eterno ritorno, cioè al momento in cui il superuomo riesce a staccarsi dal passato, liberandosi dal suo peso e comincia a controllare la propria nuova vita.
- La volontà di potenza però, è anche ostacolata dall'immodificabilità e irrevocabilità del passato, ragion per cui secondo Nietzsche nascono le dottrine animate da un forte spirito di vendetta.
La liberazione del tempo, coincide a sua volta con una celebrazione del divenire, ossia con l'atto tramite cui il divenire, in quanto eternizzato, riceve il sigillo dell'essere: "imprimere al divenire il carattere dell'essere - è questa la suprema volontà di potenza".
Potenza e dominio
La volontà di potenza è anche sopraffazione e dominio. Nelle opere di Nietzesche appare evidente la sua posizione al riguardo:
- la vita è sopraffazione di ogni cosa, oppressione, crudeltà, imposizione delle proprie idee e dei propri ideali
- la società continua a compiere delle distinzioni tra i vari uomini, seguendo ancora una gerarchia "umana"
- la lotta per l'uguaglianza rappresenta un sintomo di malattia.
Di fronte a tali constatazioni appare evidente che nel suo concetto di volontà di potenza vi sono aspetti antidemocratici e antiegualitari.
IL PROBLEMA DEL NICHILISMO E DEL SUPERAMENTO
Il nichilismo costituisce uno dei temi più importanti della filosofia di Nietzsche, che si definisce il primo perfetto nichilista d'Europa. Tale tema è connesso al tema della morte di
Dio e della fine della metafisica.
Nietzsche attribuisce al nichilismo due connotazioni:
- il nichilismo costituisce ogni atteggiamento di fuga e di disgusto nei confronti del mondo, incarnato soprattutto nel platonismo e nel cristianesimo;
- il nichilismo costituisce la situazione dell'uomo moderno che, non credendo più in uno scopo metafisico delle cose e nei valori supremi, avverte un senso di smarrimento davanti al vuoto e al nulla.
Come detto in precedenza, il filosofo si presenta come il primo perfetto nichilista d'Europa, che però ha già vissuto fino in fondo il nichilismo in se stesso e si sente sopra e dopo di esso. Molti critici hanno dibattuto sul perché Nietzsche si sente oltre lo stesso nichilismo, dal momento che sostiene di averlo attraversato.
Nelle sue opere, però appaiono evidenti alcune tesi riguardanti questo tema: l'uomo, ad un certo punto della sua storia sostiene che l'esistenza non ha né un senso né uno scopo e che tutto è niente, poiché, in virtù delle metafisiche e delle religioni; questo perché egli, inizialmente si è immaginato dei fini assoluti e delle realtà trascendenti (mondo vero) e in seguito, vivendo, ha scoperto che essi non esistono e che l'essere non è né uno, né vero, né buono, piombando nell'angoscia nichilistica.
Più l'uomo si è illuso, più è rimasto deluso, come ad esempio dimostra il caso dell'individuo postcristiano: tale individuo avendo smesso di credere nell'aldilà, soffre un terribile senso di vuoto, che non percepirebbe cosi acutamente se non fosse cristiano e non gli fosse stata trasmessa dal cristianesimo l'idea o meglio l'illusione dell'aldilà.
Nietzsche propone un'elaborata articolazione tra diversi tipi di nichilismo:
- Il nichilismo incompleto è quello in cui i vecchi valori vengono distrutti, ma i nuovi che a essi subentrano hanno ancora la stessa fisionomia fideistica e metafisica dei precedenti.
- il nichilismo completo è il nichilismo vero e proprio. Esso può rappresentare un segno di debolezza o di forza, che corrispondono al nichilismo attivo e al nichilismo passivo:
- il nichilismo attivo costituisce una forza violenta di distruzione delle vecchie
fedi - il nichilismo passivo è il segno di debolezza dello spirito.
La differenza sostanziale tra i due (attivo e passivo), è rappresentata dal fatto che se da un lato il nichilismo attivo può ancora essere un segno di forza non sufficiente per porsi ora nuovamente un fine, dall'altro lato può fungere (come in N.) da premessa per il superamento del nichilismo e per l'affermazione della volontà di potenza. Secondo Nietzsche vivere senza certezze metafisiche assolute non significa distruggere ogni senso o norma, ma responsabilizzare l'uomo in quanto fonte di valori e di significati. Superare il nichilismo significa accettare il rischio e la fatica di dare un senso al caos del mondo dopo la morte delle vecchie fedi. La soluzione di Nietzsche contro il nichilismo si esprime filosoficamente nei tre concetti chiave dell'eterno ritorno, del superuomo e della volontà di potenza.
IL PROSPETTIVISMO
Nell'ultimo Nietzsche vi è una radicalizzazione del suo prospettivismo, ovvero la teoria secondo cui non esistono cose o fatti, ma solo interpretazioni circostanziate di cose o di fatti. Il mondo quindi non ha un senso, ma innumerevoli sensi.
Secondo Nietzsche le "verità" sono soltanto "illusioni di cui si è dimenticata la natura illusoria" e che il linguaggio è solo un esercito di metafore. la conoscenza e la logica sono
"invenzioni" per porre sotto controllo il caos multiforme dell'esperienza quotidiana.

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