BERGSON
Nasce a Parigi nel 1859, si laurea in filosofia in matematica per poi ottenere l'abilitazione all'insegnamento. Consegue il dottorato in filosofia alla Sorbona con due tesi, una delle due è :Saggio sui dati immediati della coscienza. La pubblicazione di materia e memoria gli provoca una certa fama. In conseguenza del prestigio acquisito a livello internazionale, allo scoppio della Prima Guerra Mondiale il governo francese gli affida alcune missioni diplomatiche in Spagna e negli Stati Uniti, dove collabora con il governo Wilson al progetto della futura Società delle Nazioni. Famosa è la sua partecipazione a un dibattito sulla teoria della relatività di Einstein, proprio in seguito a questo confronto nasce il saggio durata e simultaneità. Si susseguono incarichi e riconoscimenti, il più noto dei quali è il Premio Nobel per la letteratura. Persona muore a Parigi il 3 gennaio 1941. I presupposti teorici del Positivismo: 1. non c’è altra realtà al di fuori del fatto naturale e altra conoscenza al di fuori della scienza 2. fra i fatti ci sono delle leggi che sono immutabili Con questi presupposti è impossibile giustificare i valori umani (estetici, morali, religiosi) ecco che allora spunta una corrente polemica detta anti-positivismo. Ma negando che la scienza sia l’unica conoscenza possibile implica che la filosofia abbia a che fare con un’altra realtà. Perciò il problema di queste filosofie antipositivistiche è quello di definire il compito della scienza. Alla reazione al Positivismo è ben legato lo sviluppo francese ottocentesco dello spiritualismo: verità e valori sono evidenti alla coscienza nella introspezione. Lo spiritualismo è la prima reazione al Positivismo. In polemica con la scienza questa corrente individua il compito proprio della filosofia nella descrizione e nella spiegazione dei dati della coscienza.
1. la coscienza: questa corrente riconosce il compito della filosofia nella descrizione e spiegazione dei dati della coscienza
2. i sentimenti, gli ideali morali e religiosi. Per Bergson i dati immediati della coscienza non sono quantificabili come i fenomeni fisici: la coscienza o spirito è un flusso continuo di momenti legati il cui tempo è durata reale mediata dalla memoria in cui ogni istante è qualitativamente diverso; al tempo come durata si oppone così il tempo spazializzato della scienza e della vita pratica fatto di istanti qualitativamente uguali che si succedono omogenei e si distinguono solo per l’ordine misurabile di giustapposizione. Secondo Bergson il tempo non è unico.
Ci sono due tempi: il tempo della scienza e il tempo della vita. Il primo è fatto di istanti differenti solo quantitativamente. Questo tempo è una somma di secondi ed è anche reversibile poiché un esperimento può essere ripetuto e osservato un numero indefinito di volte. Il tempo della vita, quello della psiche, consta invece di istanti fra loro diversi qualitativamente. Gli attimi vissuti in questo tempo sono irripetibili. Se il tempo della fisica trova la sua immagine in una collana di perle, tutte uguali e distinte fra di loro, l’immagine del tempo della durata è il gomitolo di filo. Questo gomitolo muta continuamente e cresce su se stesso. Questa conservazione è nello stesso tempo una creazione. La vita spirituale quindi è essenzialmente autocreazione e libertà. Per la vita spirituale Bergson ci mette in guardia. Il filosofo infatti ci dice chiaramente che per la vita spirituale non si può parlare di tempo spaziale. L’esteriorizzazione del tempo vissuto è in contrasto con la testimonianza della coscienza. L’anima non è determinata dalla simpatia o dall’odio come da una forza che agisce dall’esterno. Ogni sentimento è tutta l’anima, l’anima è libera e si determina da sé. In Materia e memoria studia i rapporti fra spirito e corpo, distinguendo fra: • Memoria: si identifica col nostro passato che ci segue, tutt’intero, in ogni momento • Ricordo: il ricordo-immagine è la materializzazione di un evento passato. Materializzazione che non sempre avviene e che spiega come la coscienza, pur essendo memoria, non sia necessariamente ricordo. Quella che noi chiamiamo comunemente memoria (= il ricordo-immagine) è solo una piccola parte della memoria complessiva (= la memoria pura). Il cervello trasforma in ricordo-immagine solo ciò serve all’azione e la maggior parte del passato rimane nell’inconscio. Ecco quindi che la memoria è più oblio che ricordo.
• Percezione: agisce come un filtro dei dati In Materia e memoria fra spirito e corpo, distinguendo fra: studia i rapporti
• Memoria: si identifica col nostro passato che ci segue, tutt’intero, in ogni momento
• Ricordo: il ricordo-immagine è la materializzazione di un evento passato. Materializzazione che non sempre avviene e che spiega come la coscienza, pur essendo memoria, non sia necessariamente ricordo. Quella che noi chiamiamo comunemente memoria (= il ricordo-immagine) è solo una piccola parte della memoria complessiva (= la memoria pura). Il cervello trasforma in ricordo-immagine solo ciò serve all’azione e la maggior parte del passato rimane nell’inconscio. Ecco quindi che la memoria è più oblio che ricordo.
• Percezione: agisce come un filtro dei dati

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