SCHOPENHAUER
Schopenhauer (con Kirchegaard) è il principale anti-hegeliano dell’800.La filosofia di Schopenhauer è una filosofia mossa da un profondo rifiuto nei confronti del sistema hegeliano.
HEGELISMO: sistema filosofico razionalista e ottimista ,vincente nella prima metà dell’800 ( rivoluzioni liberali borghesi = trionfo della borghesia porta conseguentemente ad un pensiero ottimista e positivista).
In questo periodo Schopenhauer ne rappresenta la voce contraria e critica, una vera e propria voce fuori dal coro.
Schopenhauer elaborerà una filosofia che rovescia l'hegelismo, non è l'idea ad essere l'essenza del mondo (il mondo non è la ragione che torna a sé) bensi il mondo è la produzione della volontà di vivere, l'essenza del mondo è la volontà.
Volontà cieca e irrazionale, infinita ed eterna.
Schopenhauer attuerà una filosofia irrazionale, l'irrazionalismo pessimistico è il contrario del razionalismo ottimista di Hegel.
Dunque la radice del mondo non è la ragione bensì una volontà di vivere.
La filosofia di Schopenhauer avrà successo dopo il 48, dopo il fallimento dei moti del 1948 dopo la prima crisi degli anni '50, quando l'ottimismo borghese mostra le sue prime crepe, in quel contesto una filosofia pessimista e irrazionale come quella di Schopenhauer troverà spazio.
Nella filosofia di Hegel la ragione trionfa e torna a sé.
Visione diversa della Storia:
per Hegel la storia è progresso/progredire razionale, quel tutto che marcia verso la libertà del tutto;
- per Schopenhauer la storia è la ripetizione incessante della stessa immutabile
tragedia, storia teatro delle guerre e del dolore, stessa immane tragedia.
Nasce nel 1788, famiglia benestante e culturalmente ricca, a Danzica la città più aperta ed europea della Polonia, con più influenze culturali in quanto città di porto.
All'università subirà l'influenza di Kant e di Platone.
Quando gli viene data la possibilità di tenere un corso di filosofia decide di metterlo lo stesso giorno, alla stessa ora, nella stessa università di Berlino di quello di Hegel, quasi per sfidarlo.
Al suo corso non c'è nessuno.
Nel 1818 pubblica un'opera, oggi considerata il suo capolavoro, che sarà destinata a non avere successo nell'immediato: Il mondo come volontà e rappresentazione.
Già all'interno del titolo è presente gran parte della sua filosofia.
Il successo arriverà solo nel 1850 quando pubblicherà un riassunto di tutto il pensiero filosofico: parerga e paralipomena.
Punti cardine del suo pensiero, scritta in maniera più semplice dell'opera precedente, piena di aforismi.
L'originalità del pensiero di Schopenhauer è quella di aver introdotto, nell'occidente e nel razionalismo, le filosofie orientali (che la tradizione occidentale aveva progressivamente marginalizzato) → induismo e buddhismo (Velo di Maya e Nirvana).
Il mondo come volontà e rappresentazione
- VOLONTÀ DI VIVERE
il mondo per Schopenhauer è la rappresentazione di una volontà di vivere. La volontà di vivere di cui parla è la volontà di vivere assoluta, unica, irrazionale, cieca.
La volontà di vivere è il noumeno, o la cosa in sé, che secondo Schopenhauer sta sotto qualsiasi aspetto o fenomeno della rappresentazione, costituendone il substrato metafísico. è il principio di tutte le cose e dei nostri desideri, una forza Unica e universale che tende all'autoconservazione è che è presente in tutte le manifestazioni della natura sia inorganica che organica.
Ne facciamo esperienza riflettendo sul nostro corpo.
- FENOMENO E NOUMENO E IL VELO DI MAYA
Vi è la divisione tra noumeno e fenomeno; la realtà è fenomeno, noi stessi siamo fenomeno e apparenza.
Il fenomeno è una rappresentazione che rispetta le forme a priori della conoscenza umana (spazio, tempo e casualità) ma è anche un'illusione che deforma la realtà.
Schopenhauer recupera un termine: "Maya", che nella teologia induista da lui studiata, indica la divinità o la potenza da cui scaturisce la convinzione illusoria di essere immersi in un mondo materiale. Con l'espressione Velo di Maya ci si riferisce dunque all'illusione creata dal mondo fenomenico che, secondo Schopenhauer, copre e nasconde come un velo la realtà delle cose.
L'uomo rompendo il Velo di Maya scopre che al di là dell'apparenza vi è un noumeno che è volontà di vivere, conatus.
L'uomo per squarciare il velo di Maya spogliandosi di tutte le costruzioni non necessarie alla vita (ideologie, sovrastrutture di pensiero, cultura, religione, politica).
Chiari riferimenti al mito della caverna di Platone, quando l'uomo si accorge di aver vissuto un'intera vita incatenato a guardare delle ombre pensando che fossero vere. La vita è illusione. Solo uscendo si può fare esperienza del mondo delle idee e non più del mondo
delle cose.
Il mondo sensibile nasconde il noumeno che tuttavia è accessibile attraverso l'esperienza del corpo (autocoscienza) la quale ci rivela che siamo volontà.
Per Kant la distinzione tra fenomeno e noumeno non implicava alcuna svalutazione della nostra conoscenza del mondo, questo è il punto della dottrina kantiana da cui il filosofo inizia ad allontanarsi.
il pessimismo
TEORIZZA 3 STATI ESSENZIALI
- dolore
- piacere
noia
DOLORE: La vita è un dolore, il dolore esiste a prescindere dal piacere, non è quindi la cessazione del piacere, deriva dal desiderio.
PIACERE: Piacere fisico godimento, piacere psichico Goia, è la cessazione apparente e momentanea del dolore
NOIA: Nasce quando cessa il desiderio
- La vita dell'uomo è una manifestazione della volontà di vivere, noi in quanto volontà di vivere siamo desiderio, l'uomo è per natura animale desiderante.
Ma i desideri nella maggior parte dei casi non si realizzano e lo scarto tra la produzione di desideri e la realizzazione di essi crea l'infelicità.
Siamo strutturalmente destinati all’infelicità perché come animali desideranti non possiamo
non desiderare ma come uomini realizziamo pochissimi dei desideri che produciamo.
L’infelicità sta proprio nella mancata realizzazione del desiderio.
- COS’È IL DESIDERIO?
Desiderare significa tensione per la mancanza di qualcosa che si vuole avere.
L’uomo continuamente desidera qualcosa, e quando lo ottiene (se lo ottiene), l’appagamento
che ne consegue è illusorio, non dura. Desidererò sempre qualcos’altro. A questo punto
questo desiderio insoddisfatto si traduce in una condizione di dolore esistenziale. Il problema
non è non avere qualcosa ma il non trovare risposta al senso della vita.
- PENDOLO
La vita dell’uomo è come un pendolo che eternamente oscilla tra desiderio e noia passando
fugacemente per il piacere.
La vita altro non è che sofferenza e dolore, ma questa sofferenza non riguarda soltanto
l’uomo → dolore cosmico.
- CRITICA OTTIMISMO SOCIALE SECONDO CUI L’UOMO È BUONO E
SOCIEVOLE
Per Schopenhauer i rapporti sociali sono dominati dal conflitto e dal tentativo di
sopraffazione reciproca.
la società è un bisogno e lo Stato e le leggi sussistono per regolare gli istinti aggressivi di
ogni individuo.
- CRITICA OTTIMISMO COSMICO
Critica le ideologie del suo tempo tramite il metodo dello smascheramento secondo
Schopenhauer Infatti anche il più ottimista degli ottimisti portato di fronte alle miserie della
vita umana avrebbe cambiato idea.
L’ostentato ottimismo è una presa in giro della cruda realtà illogica e irrazionale.
- CRITICA OTTIMISMO STORICO
Secondo cui gli uomini di epoca in epoca non cambiano, sono sempre gli stessi. Passare
dalla storia alla filosofia della storia permette all'uomo di rendersi conto della propria
condizione .
una potenza ingannevole, è il più forte stimolo dell'esistenza umana.
il suo unico fine è l'accoppiamento per tramandare la specie ( non esiste amore senza
sessualità).
l'amore procreativo viene inconsapevolmente percepito come peccato in quanto l'amore si
macchia di un grande crimine quello di generare creature destinate a soffrire.
distingue due tipi di amore:
- EROS: amore falso ed egoistico
- AGAPE: amore disinteressato
l'unico amore che si può lodare è quello disinteressato della Pietà, poiché escorporato da un
fine (soddisfazione sessuale o l’avere dei figli)
COME CI SI PUÒ LIBERARE DAL DOLORE?
Schopenhauer rifiuta il suicidio
SUICIDIO: Schopenhauer considera irragionevole il suicidio non perché sia contrario alla
legge morale, ai doveri sociali o alla volontà divina, ma perché è un modo sbagliato di
rispondere alle sofferenze della vita. Se è vero che solo la noluntas (la rinuncia a volere)
consente di raggiungere quella condizione di quiete e tranquillità che i buddisti chiamano
“nirvana”
, il suicida - che distrugge il suo corpo proprio perché vorrebbe essere felice, ma
non ci riesce - si lascia sfuggire in modo definitivo questa possibilità. Anzi, a trionfare in lui è
in ultima analisi proprio la volontà, che preferisce distruggere il corpo dell’individuo, piuttosto
che piegarsi di fronte all’esperienza del dolore.
3 momenti verso la salvezza
- ARTE: L'arte svolge una doppia funzione Liberatrice contempla e allo stesso tempo eleva
sospensione momentanea della volontà di vivere
- TRAGEDIA: autorappresentazione del dramma dell’esistenza
- MUSICA: immediata rivelazione della volontà a se stessa
ha una funzione temporanea, breve conforto alla vita
- ETICA DELLA PIETÀ :impegno a favore del prossimo, nasce dalla pietà e dalla compassione, unità metafisica di tutti gli esseri
- virtù cardinali, Giustizia e Carità
GIUSTIZIA: limitazione della propria volontà, in modo che non prevarichi su quella
altrui
CARITÀ: negazione della propria volontà per il bene degli altri
- ASCESI
- si raggiunge la liberazione
nasce dal ribrezzo che l’uomo ha per la volontà di vivere
è l’esperienza tramite cui l’uomo si propone di eliminare ogni suo desiderio a partire
dal primo impulso (quello sessuale) che porta quindi l’uomo a una carità e a una
castità perfetta.
RAGGIUNGIAMO IL NIRVANA
l’esperienza del nulla, nulla inteso come negazione del mondo capace di regalare serenità e pace
Commenti
Posta un commento